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11 Maggio

Qual è l’età migliore per imparare una lingua straniera?

Approfondimento

Sebbene la nostra comprensione sull’apprendimento delle lingue sia in costante evoluzione, abbondano i miti persistenti su quanto la capacità dei bambini di imparare una lingua sia di gran lunga superiore a quella degli adulti, facendo quindi sentire tutti gli altri esclusi da questa possibilità. Ma la verità è che tutti possono – e dovrebbero – imparare una nuova lingua, indipendentemente dalla loro età. Ecco perché.

Come impariamo?

L’apprendimento delle lingue è una funzione essenziale del cervello che ci consente di dare senso al mondo attorno a noi. Senza una buona esposizione alla lingua nella prima infanzia, cresciamo con una capacità davvero limitata di comprenderla e farci strada in futuro Sono tante le storie di bambini abbandonati hanno tragicamente dimostrato l’importanza di un’esposizione ad un ricco vocabolario sin da piccoli e il prezzo che paghiamo se siamo privati delle lingue nei primi anni di vita.

I bambini sono, infatti, predisposti ad ascoltare e mimare le lingue che ascoltano anche prima della nascita e degli studi hanno dimostrato come, anche senza parole, i bambini piangono e comunicano “con un accento”. L’abilità di parlare nella loro madre lingua è costruita su questo essenziale fondamento: la loro abilità di esprimersi progredisce ad un ritmo sorprendentemente veloce nei primi anni di vita.

I bambini acquisiscono le abilità linguistiche attraverso un processo che gli scienziati chiamano “apprendimento implicito”: assorbendo e imitando ciò che ascoltano. I bambini si concentrano semplicemente sul trovare il modo più semplice di comunicare quello che vogliono dire in maniera più efficace possibile.. Non pensano ad imparare la lingua – semplicemente lo fanno utilizzandola.

Perché impariamo?

I bambini, inoltre, nascono pronti e progettati ad imparare una lingua velocemente per sopravvivere e crescere bene, sia a casa che in un contesto sociale più ampio. Anche quando si trovano a ricevere istruzioni nella lingua che stanno imparando, i bambini sono fondamentalmente studenti senza sovrastrutture pregresse, si immergono nella lingua, e imparano attraverso un continuo, disordinato processo di continui tentativi (e anche errori da cui imparare).

Bambini bilingue e multilingue sono capaci di destreggiarsi tra diverse lingue senza sforzo, preparando sè stessi (e i propri cervelli!) per una serie di benefici a lungo termine.

Quando si tratta di lingue, l’apprendimento non finisce mai davvero e, in molti modi, la nostra spinta ad espandere i nostri orizzonti linguistici cresce solo con l’età.

Per quanto riguarda la nostra lingua, infatti, rimaniamo studenti per tutta la vita e lo facciamo in maniera naturale. Uno dei più grandi studi mai condotti sull’apprendimento del linguaggio di recente ha concluso che possono essere necessari fino a 30 anni anche per padroneggiare la nostra lingua madre. E per tutta la nostra vita, noi aggiungiamo parole, ne impariamo di nuove e apprendiamo nuove espressioni; evolviamo insieme alla lingua con cui siamo nati, sviluppando nel processo una più sofisticata e sfumata capacità di esprimerci.

In un mondo sempre più connesso, siamo anche spinti ad imparare nuove lingue per partecipare nelle discussioni globali, informarci tramite media globali, commerciare o lavorare a livello internazionale e sviluppare relazioni e amicizie che vanno oltre i confini. Senza imparare una lingua globale come l’Inglese o lo Spagnolo, per esempio, potremmo finire con il sentirci tagliati fuori dal mondo nel senso più letterale.

Quindi, perché, nonostante il nostro desiderio innato e la necessità di espandere i nostri orizzonti linguistici, siamo così spesso esitanti ad affrontare la sfida dell’imparare una nuova lingua?

Uscire dalle nostre teste – ed entrare nel mondo

Capita spesso di sentire adulti, anche giovani, dire che sono troppo vecchi per imparare una nuova lingua e che è semplicemente troppo difficile. E molti, anche se non vogliono ammetterlo, esitano perché non si sentono a proprio agio nel fare errori di fronte agli altri.

Ma imparare una nuova lingua diventa davvero più difficile con l’età?

Sebbene un recente e ampio studio condotto presso l’MIT abbia concluso che alcuni aspetti della fluidità sono legati all’esposizione durante l’infanzia (una perfetta comprensione di certe regole della grammatica inglese, ad esempio) ci sono davvero pochi dati che dimostrino che adolescenti e adulti siano meno capaci di apprendere nuove lingue rispetto a bambini più piccoli, soprattutto se l’obiettivo non è la padronanza a livello madrelingua.

Alcuni studi, incluso uno su bilingue Catalano-Spagnoli che imparano l’inglese, hanno anche mostrato che gli adulti imparano più velocemente dei bambini.

In realtà anche che gli adulti,addirittura quando sono principianti, possono fare progressi rapidamente, specialmente se imparano immersi nella lingua. A dimostrarlo è Joshua Hartshorne, un professore di psicologia del Boston College e autore del sopracitato studio dell’MIT, il quale sostiene: “Io sceglierei di imparare in un ambiente “immersivo”. Dai dati delle nostre ricerche, emerge che l’immersione [nella lingua] ha un effetto enorme , e questo è valido anche per campioni di età diverse”. L’immersione funziona perché rende l’apprendimento naturale, necessario, continuo e divertente. Ma c’è anche un vantaggio aggiuntivo che gli studenti adulti hanno: un approccio strutturato all’apprendimento stesso.

Cercare un metodo

Attraverso gli anni di scuola, scopriamo cosa funziona meglio per noi stessi e per il nostro apprendimento. Mentre alcuni di noi imparano tramite l’ascolto, altri hanno bisogno di scrivere le cose per memorizzare regole e formule. Quando diventiamo giovani adulti, abbiamo imparato come si impara.

Questo approccio più strutturato è profondamente prezioso quando si impara una nuova lingua, precisamente perché le lingue sono molto strutturate per natura.

Anche la curva dell’attenzione è importante. Con un approccio più strutturato, possiamo essere più concentrati e avere un tempo di attenzione più lungo che i bambini semplicemente non hanno; una abilità che Antonella Sorace, una professoressa di linguistica dello sviluppo e direttrice del Bilingualism Matters Center dell’Università di Edimburgo, definisce “apprendimento esplicito”, in contrasto al modo di apprendimento più implicito dei bambini.

Abbracciare i nostri obiettivi

Con la crescita, i nostri obbiettivi in termini di studi e carriera diventano più chiari e possono aiutare a motivarci ulteriormente. Potremmo, per esempio, essere motivati ad imparare il francese per avere una carriera diplomatica, diventare fluenti in inglese così da poter avere una carriera internazionale, o diventare capaci di conversare in coreano perché amiamo il K-pop. In altre parole, il “perché” diventa un fattore determinante per il nostro successo quanto il “come”. Le connessioni sociali giocano un ruolo fondamentale in questo. Proprio come i bambini, anche gli adulti imparano una nuova lingua più velocemente se sono in grado di legare con altri studenti e di usare le nuove abilità linguistiche nei contesti sociali che portano loro gioia. Ma come per ogni viaggio, imparare una lingua è più facile se sappiamo dove siamo diretti.

Comprendere il contesto più ampio

L’apprendimento delle lingue non avviene in maniera isolata. Gli studi dimostrano che immergersi in una nuova cultura e connettersi con persone oltre i confini culturali può renderci più creativi. Imparare una nuova lingua e sentirsi a proprio agio nel passare da una lingua all’altra può anche aiutarci ad adottare nuove prospettive e modi diversi di vedere il mondo, rendendoci più empatici e tolleranti verso gli altri. Parlare più lingue può anche aiutare a sentirci più connessi con gli altri e permettendoci di viaggiare di più, può aumentare la fiducia, come dimostrano numerosi studi condotti in tutto il mondo. A livello fondamentale, l’apprendimento delle lingue ci consente di comunicare e di connetterci con gli altri e di realizzare che non siamo soli al mondo. E nonostante ciò il pensare comune va predicando, non c’è mai stata un’età massima per sentirci connessi agli altri.

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