Lingue diverse, altrettante personalità

 

Imparare una lingua straniera ci cambia per sempre. Chi l’avrebbe mai detto che una frase cliché come questa nascondesse tanta verità? Ebbene, è proprio così. Parlare lingue diverse ci rende persone diverse… letteralmente! Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che imparare una nuova lingua corrisponde ad acquisire una nuova personalità.

Facciamo un passo indietro per spiegarci meglio. Quante volte, quando parlate una lingua diversa, vi sentite meno spontanei, poco fluenti, diversi? In effetti, cambiare registro linguistico può essere paragonato all’indossare abiti differenti che ci fanno sentire appunto diversi.

La convinzione secondo cui parlare diverse lingue corrisponde ad assumere diverse personalità venne messa nero su bianco in un articolo dell’Economist del 2013 ma già da tempo la teoria era in circolazione. Ne era convinto anche il linguista americano Benjamin Lee Whorf che, nel 1940, formulò l’ipotesi secondo cui il linguaggio plasma il cervello al punto che due persone con lingue differenti saranno sempre cognitivamente diverse. Negli anni ’80 alcuni studiosi approfondirono la tesi di Whorf e scaturirono tre ipotesi a sostegno di tale teoria:

  1. Asymmetrical ability

Ci sentiamo diversi perché abbiamo competenze differenti in ciascuna lingua.

Buona parte degli individui non è “simmetricamente” bilingue: tante persone hanno imparato una lingua dai loro genitori e l’altra a scuola, motivo per il quale evidenziano diversi punti di forza e differenti lacune in tutte le lingue che conoscono. Possiamo infatti avere un lessico ricco in una lingua, mentre ridotto in un’altra. Ne risulta una maggiore capacità di espressione nella prima e minore nella seconda, con la conseguente sensazione di riuscire ad esprimersi in modo diversamente efficace.

  1. Priming

Alcune persone bilingue sono anche “biculturali e c’è poco da sorprendersi se questi ultimi si sentono persone completamente diverse quando passano da un registro linguistico all’altro.

Numerosi esperimenti di psicologia hanno a tal proposito identificato il concetto di priming – attivazione della memoria. Alcuni fattori associati all’esperienza e alle culture di appartenenza, possono influenzare fortemente il modo in cui ci esprimiamo in una lingua piuttosto che in un’altra. Per esempio, per una ragazza bilingue e “biculturale” portoricana che vive a New York, parlare in spagnolo può evocare sensazioni di casa, famiglia e nostalgia. Parlare in inglese, al contrario, può farle ricordare la scuola o il lavoro.

Insomma, quando parliamo, mettiamo in atto una serie di atteggiamenti, comportamenti, modi di comunicare specifici della lingua e della cultura di appartenenza: usiamo un certo linguaggio del corpo, un certo tono e volume di voce, un particolare modo di approcciarsi alla discussione

  1. Language structure

Ogni lingua ha una struttura diversa che si traduce in modalità di costruzione di pensiero diverse. La lingua è lo strumento che utilizziamo per rappresentare e interpretare il mondo. Ogni lingua, tuttavia, dispone di sintassi estremamente diversificate che corrispondono a modalità e strutture di pensiero diversi. Di conseguenza, anche la sintassi, la sua struttura e gli elementi a cui diamo rilievo in una frase riflettono senza alcun dubbio il modo in cui ci esprimiamo in diverse lingue.

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